La storia del caso
L’omicidio di Laura Ziliani, ex vigilessa di cinquantacinque anni, sconvolse l’opinione pubblica nel 2021. La donna scomparve l’8 maggio a Temù, in provincia di Brescia. Dopo otto giorni di ricerche, i soccorritori trovarono il corpo in un torrente. Le indagini portarono all’arresto delle due figlie, Silvia e Paola Zani, e del fidanzato della maggiore, Mirto Milani. La Corte d’Assise di Brescia condannò tutti e tre all’ergastolo nel 2023.
Le indagini sul caso Laura Ziliani
Inizialmente gli inquirenti ipotizzarono un incidente in montagna. Tuttavia, l’autopsia rivelò tracce di benzodiazepine nel corpo della vittima. Inoltre, le telecamere registrarono movimenti sospetti nei giorni successivi alla scomparsa. Gli investigatori scoprirono che Laura Ziliani possedeva un patrimonio immobiliare consistente. Perciò il movente economico divenne centrale nell’inchiesta. I Carabinieri arrestarono i tre indagati nel settembre 2021. Durante gli interrogatori, nessuno ammise le proprie responsabilità. Le prove raccolte, però, convinsero la Procura di Brescia a chiedere il rinvio a giudizio.
Il processo
Il processo iniziò nel marzo 2022 davanti alla Corte d’Assise. L’accusa ricostruì un piano premeditato durato mesi. Secondo i magistrati, i tre imputati drogarono Laura Ziliani prima di soffocarla. Successivamente nascosero il cadavere nel torrente Ogliolo. Le perizie confermarono la presenza di farmaci sedativi nel corpo della vittima. Inoltre, le indagini bancarie documentarono i tentativi di accedere ai conti correnti di Laura. La difesa contestò la ricostruzione accusatoria, sostenendo l’assenza di prove dirette. Tuttavia, il quadro indiziario risultò solido. La Corte d’Assise inflisse l’ergastolo a Silvia Zani, Paola Zani e Mirto Milani.
Sentenze e gradi di giudizio
Nel dicembre 2023 la sentenza di primo grado divenne esecutiva. La Corte riconobbe le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. Inoltre, ritenne accertato il movente patrimoniale. Lucia Ziliani, terza figlia della vittima, si costituì parte civile. In seguito, i legali dei condannati annunciarono ricorso in appello. Il caso presenta analogie con altri delitti familiari discussi negli ultimi anni. Secondo ANSA, il procedimento rappresenta uno dei più complessi gestiti dalla Procura bresciana. Attualmente il fascicolo è in attesa della fase d’appello. La comunità di Temù ricorda ancora con dolore la vicenda.
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