La storia del caso
La scomparsa di Elena Ceste, madre di due figli, sconvolse Costigliole d’Asti l’11 marzo 2014. La donna sparì dalla sua abitazione senza lasciare tracce. Dopo sei mesi i soccorritori trovarono il corpo in un campo. Le indagini si concentrarono subito sul marito Michele Buoninconti. La Cassazione lo condannò all’ergastolo per omicidio volontario nel 2017.
Le indagini sul caso Elena Ceste
Inizialmente Buoninconti denunciò la scomparsa della moglie. Tuttavia, i carabinieri notarono subito diverse incongruenze nel suo racconto. L’uomo sostenne che Elena era uscita per una passeggiata. Infatti, gli investigatori non trovarono alcuna traccia di allontanamento volontario. Le celle telefoniche del cellulare della vittima non registrarono movimenti quella mattina.
Dopo settimane di ricerche, i volontari ritrovarono il cadavere in un campo tra Asti e Cuneo. Il corpo presentava segni di asfissia meccanica. Inoltre, i medici legali accertarono che Elena morì poche ore dopo la scomparsa. Le perizie tossicologiche rilevarono tracce di farmaci nel sangue della donna. Dunque, l’ipotesi dell’omicidio divenne concreta.
Il processo contro Michele Buoninconti
Il marito negò sempre ogni responsabilità durante il dibattimento. Tuttavia, la Corte d’Assise di Asti lo condannò all’ergastolo nel 2016. I giudici ritennero provato che Buoninconti uccise la moglie dopo una lite. Successivamente, l’uomo trasportò il cadavere nel campo per occultarlo. La difesa presentò appello sostenendo l’insufficienza di prove dirette.
Anche in secondo grado i giudici confermarono la condanna all’ergastolo. Peraltro, la Corte d’Appello di Torino rafforzò la motivazione della sentenza. Infine, nel 2017 la Cassazione respinse il ricorso rendendo definitiva la condanna. Il caso Elena Ceste presentò analogie con altri delitti familiari come l’omicidio di Melania Rea.
Sentenze e dibattito pubblico
La vicenda suscitò un ampio dibattito mediatico sulla violenza domestica. Inoltre, molti osservatori paragonarono il caso ad altri omicidi coniugali irrisolti. L’omicidio di Maria Marta Garcia Belsunce presentò dinamiche investigative simili. Secondo Wikipedia, il processo si basò principalmente su prove indirette. Le sentenze sottolinearono l’importanza delle intercettazioni telefoniche raccolte dai carabinieri. Perciò, il caso rimane un esempio significativo di investigazione su delitti familiari. La Repubblica documentò tutte le fasi processuali fino alla sentenza definitiva.
Live in corso
Controlla in tempo reale se sui 5 canali YouTube del caso è in corso una diretta che parla del caso.
⏳ Scansione automatica dei canali del caso…
Premi Cerca dirette in corso per aggiornare.
Persone collegate al caso
Altri 2
- E
- M
Gruppi di discussione sul caso
Gruppi Facebook dedicati al caso, dove la community discute, ipotizza e condivide aggiornamenti. Clicca per entrare nel gruppo su Facebook.
